La luce blu aiuta nella diagnosi e terapia del tumore vescicale

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a cura di Vincenzo Serretta, Vincenza Alonge, Cristina Scalici Gesolfo

L’analisi di numerosi studi clinici recentemente conclusi su oltre 1345 pazienti hanno confermato i benefici clinici dell’esame cistoscopico con l’utilizzo di luce blu (ultravioletta) preceduta dalla instillazione in vescica di un farmaco sensibilizzante che rende fluorescenti le lesioni tumorali. Risulta  infatti aumentata la capacità di diagnosi, permettendo l’asportazione di tumori altrimenti invisibili (Fig.1)

Ciò si traduce in una minore probabilità di recidiva, qualunque sia la categoria di rischio del tumore. Una eventuale precedente terapia intravescicale non ha avuto effetti sulla diagnosi: anche i pazienti che erano stati sottoposti a trattamenti con BCG o chemioterapia hanno beneficiato della cistoscopia a luce blu.

Il tasso di recidiva è stato analizzato fino a 12 mesi dopo la diagnosi in 3 studi su 643 pazienti. In tutti e tre gli studi, la cistoscopia a luce blu è stata associata a un tasso di recidiva minore. La differenza globale nei tassi di recidiva (34,5 % con cistoscopia a luce blu contro 45,4% con cistoscopia a luce bianca) (Fig.2-3) è statisticamente significativa a favore della prima.

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Le Linee Guida dell’ Associazione Europea di Urologia (EAU)del 2013 per la diagnosi del tumore vescicale raccomandano pertanto la cistoscopia a luce bluin pazienti in cui si sospetta un tumore di alto grado, per esempio con citologia urinaria positiva o con storia di neoplasie vescicali di alto grado.

La cistoscopia a luce blu aumenta la capacità di diagnosi di neoplasie vescicali. Ciò comporta  una diagnosi più precoce e un minor tasso di recidive.